Margherita Gaffarelli and Apricot Juice

#Entusiasmo. Contagioso, divertente, fresco… in una parola: JUICY! Conosco Margherita da quasi due anni (siamo entrambe nuokers) e intervistarla è stata una vera e propria iniezione di energia! Quando ho ricevuto il suo materiale per mail mi sono letta tutto d’un fiato! E’ un’intervista ricca, in cui Meg mi ha permesso di conoscerla meglio non solo come creativa, ma anche dal punto di vista più squisitamente umano. E di questo la ringrazio molto e le lascio la parola! Mettetevi comodi (c’è n’è da leggere) e godetevi questa chiacchierata virtuale… Fate il pieno di passione!

The design pot: Iniziamo l’intervista con la definizione che dai di te. Sul tuo portfolio c’è scritto “a multidisciplinary creative”. Raccontaci chi sei e cosa fai.

Margherita: Che piacere essere invitata in questo blog! Ma già partiamo con le domande più difficili… 🙂 In realtà cerco di definirmi in base a ciò che faccio. Mi piace pensare di essere una designer nel senso inglese del termine: una progettista che ama creare un sacco di cose a volte anche differenti tra loro. Disegno in tanti stili su diversi materiali, progetto design, viaggi e idee bizzarre, faccio ricerca per il collettivo Apricot-Juice, vado alla scoperta dei segreti di Londra e poi ne scrivo su Nuok, faccio il pane ogni 3 giorni, riesco a leggere solo in palestra, ho affiatatissime relazioni epistolari, guardo un sacco di film, faccio liste in continuazione…

The design pot: “You are in a place of research and wonder. You are in the right place to improve your mind in graphic design, art, consciousness and ecology”. Mi piace molto come si apre la sezione “What we do” di apricot-juice, il blog di cui Margherita è co-founder assieme a Marco Merloni. Raccontaci com’è nata l’idea e con chi collaborate.

Margherita: apricot-juice è stato il nostro “Pinterest” prima della nostra passione per Pinterest. Ho conosciuto Marco al primo anno di Accademia di Belle Arti a Rimini e ci siamo trovati a collaborare nel 2005 durante delle lezioni in comune al mio corso di Pittura e al suo di Scenografia. I nostri stili e gusti erano e rimangono molto differenti, ma in comune abbiamo l’approccio metodologico alla ricerca e alla progettazione. Inizialmente raccoglievamo numerosi progetti di design e grafica fatti da altre persone e li pubblicavamo sul blog. Era il modo più semplice di condividerli poiché non potevamo vederci spesso. Quando ci siamo resi conto che avevamo un seguito appassionato, l’idea ha iniziato a strutturarsi e sono nate le prime collaborazioni con brand e agenzie. Per molto tempo il nostro è stato un collettivo che portavamo avanti solo nel tempo libero, fino a quando sono iniziati ad arrivare feedback positivi dall’estero: apprezzavano la scelta e qualità delle idee e il poco testo descrittivo. Quello che infatti caratterizza apricot è la sintesi, la capacità di andare al nocciolo della questione e permettere al fruitore un approfondimento tramite link e riferimenti solo se si è interessati. Abbiamo quindi iniziato a scrivere in inglese, soprattutto dopo l’entrata nel team di artisti, grafici, illustratori e scrittori che vivono in quattro continenti diversi e al crescere dei nostri “juicers”.

Crediamo fortemente che ci si possa raccontare non solo tramite quello che si dice e si fa, ma anche condividendo ciò che riempie cuore, occhi e mente. Passando da apricot non solo troverete progetti caratterizzati da un amplesso amoroso tra il pensiero e la sua realizzazione (con una dose di geniale stupidità a volte!) ma potrete farvi un’idea chiara del senso estetico e critico che ci caratterizza se avete intenzione di collaborare con noi. “You are what you love, not what loves you”, diceva Donald Kaufman in Adaptation.

The design pot: Tra i tuoi lavori ci sono siti, trailer, illustrazioni, libri, azioni di urban guerriglia… c’è tra questi un tuo preferito o un settore a cui dedichi particolare attenzione?

Margherita: In realtà li amo e li odio tutti con uguale intensità. Ringrazio sempre di avere delle scadenze per la consegna dei lavori, altrimenti sarei sempre lì ad apportare modifiche (sono un pò pignola!). Una delle costanti del mio lavoro è lasciare aperte le strade all’interpretazione: cerco di non dare troppe informazioni, suggerisco, ma senza mai definire troppo. I miei preferiti sono quei lavori in cui viene messa in discussione la propria realtà, come nella serie di illustrazioni DOC fatta con Marco, in cui i temi principali erano il concetto di salute e l’affidamento del proprio corpo alla medicina occidentale.

doc3

Le domande che mi rivolgo spesso sono: l’essere nata in un determinato posto, caratterizzato da peculiari credenze, quanto ha influenzato le mie scelte? Quanto hanno influito sulla formazione del mio atteggiamento? Quante cose non vedo al momento solo perché non ho gli strumenti o il background per farlo? Molti dei miei progetti personali e artistici si basano proprio su questo presupposto. Credo di vedere solo quello che so. Poi se ci aggiungiamo una sfrenata passione per le scienze cognitive (quelle che spiegano come pensiamo e come formiamo i concetti), il risultato è un bel melting pot di errori lungo il cammino, stili, tecniche e pensieri a grappolo.

The design pot: Quanto dell’Italia e quanto dell’Inghilterra (Meg vive a Londra, NdB) c’è nei tuoi lavori? In che modo il luogo in cui vivi influenza la tua creatività?

Margherita: Non trovo un nesso esplicito con l’Italia nei miei lavori. Forse è più palese un riferimento all’Inghilterra nel  mio approccio razionale e metodico al lavoro. Mi piace pensare di poter mettere le mie mani a disposizione della testa, svincolandomi dal supporto, dalla tecnica e dalla disciplina. Credo che più esperienze e luoghi si ha la possibilità di vivere e sperimentare, più ci si arricchisce di significati ed emozioni che inevitabilmente influiranno nel lavoro. Dell'”italianità”, se così posso dire, mi affascina l’approccio multidisciplinare leonardesco alle arti e alle scienze. Una cosa che ho notato studiando sia in Italia che in Inghilterra: in Italia il metodo è trasversale e la ricchezza estetica e culturale non ha niente da invidiare ad altri paesi. Dell’Inghilterra ammiro invece il senso pratico, di collettività e la ricerca della semplicità. Della serie “less is more” (solo dove è possibile però!) 🙂 

The design pot: Se dovessi descrivere il tuo lavoro in tre hashtag quali utilizzeresti?

Margherita: #entusiasmo, #ricerca,  #contaminazioni.

The design pot: il tuo lavoro più recente è stato curare la cover dell’ultimo dossier di meRIdiani, una rivista fiorentina di Relazioni Internazionali. Dalla matita al computer raccontaci com’è nata e come si è sviluppata l’idea.

Margherita: I ragazzi di Meridiani mi hanno chiesto se fossi interessata a realizzare la cover del dossier sull’Egitto. Ho accettato anche se la mia conoscenza della materia non era affatto sufficiente per poter illustrare la situazione di questo stato meraviglioso. Grazie al grandissimo aiuto della redazione ho iniziato a fare delle bozze per raccontare la situazione politica attuale, cercando di parlare delle dinamiche interne al governo, delle sensazioni provate dalla popolazione data la crisi e la difficile relazione con gli Stati Uniti. l fulcro è un senso di incertezza e immobilità aggravato dal giudizio proveniente dall’estero. Una volta approvato il concetto, letteralmente abbozzato su carta, ho avuto il via libera per la realizzazione. Ho presentato un moodboard con tipo di trattamento dell’immagine che volevo dare e la palette di colori, è poi seguito un mock-up abbastanza dettagliato e siamo arrivati quindi all’illustrazione finale.

Meridiani_Egitto_Gaffarelli

Sul blog c’è una pagina (con relativo hashtag ufficiale) che si chiama #sediventomissitalia. Immagina di avere ora un pubblico a disposizione: c’è qualcosa che vorresti dire? O un sassolino che vorresti toglierti dalla scarpa?

Margherita: #sediventomissitalia: spero di non dire fesserie ché mi potrebbero ascoltare in tanti 🙂

Grazie Meg! Le tue parole sono state vere e proprie pennellate di colore! Permettetemi di concludere l’intervista con un piccolo spoiler: il menù che vedete qui sotto è il suo ultimo lavoro per un matrimonio in Toscana. Se poi volete un riassunto in stop motion animation su Meg…beh…seguite questo link! A presto!

 

4 Comments

  1. traslocatori

    È difficile trovare persone competenti su questo argomento, ma sembra che voi sappiate di cosa state parlando! Grazie

    1. Più colore, meno tailleur

      Grazie a te!Sono davvero contenta che tu abbia trovato l’intervista interessante. Torna a trovarci!Buona domenica!

  2. Restyling part 1: The design pot has got a new logo | The design pot

    […] designer who lives in London and also my colleague at Nuok. I’ve had the opportunity to interview her a few months ago!I am sincerely glad to have choosen Margherita for the new logo: she put […]

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